Editoria a pagamento


La mia opinione a riguardo dell'editoria a pagamento non è positiva, quindi questo post non sarà carino, simpatico, conciliante o buonista.
Sarò brutale.
L'editoria a pagamento non è editoria. L'editore è un imprenditore che INVESTE in un progetto in cui crede, si chiama rischio d'impresa, se sono io a pagare per pubblicare il mio libro, il rischio d'impresa dove sta? L'unico rischio che vedo è il MIO!
Riassumendo: ci sono alcune case editrici (e nemmeno poche) che chiedono all'autore un contributo economico per pubblicare il suo romanzo.
L'ultima persona che mi ha scritto, in seguito ad aver ricevuto una proposta di contratto editoriale, mi ha detto che l'editore in questione le ha chiesto un contributo di 5000 euro.
CINQUEMILA EURO.
Questa persona non sapeva se accettare o meno, divisa tra la voglia di pubblicare e vedersi in libreria e la difficoltà economica di tirare fuori cinquemila sacchi.
Io le ho detto: se stai scrivendo a me, una perfetta sconosciuta, è perché dentro di te la risposta la sai già e vuoi una conferma. Quello non è un editore serio, è uno che ha trovato un pollo da spennare.
Conviene? Non conviene?
Facciamo i conti della serva: se il prezzo di copertina del romanzo è, poniamo 10 euro, e tu prendi una percentuale del 7% su ogni copia venduta (netto IVA), dalla vendita di ogni copia guadagni 0,67 centesimi. Per andare in pareggio sui 5000 euro versati, devi vendere 7463 copie, ergo inizierai a "guadagnare" sul tuo lavoro dalla copia venduta n. 7464. Con quella stai a +0,67 centesimi. Neanche un caffè.
Per un esordiente, oggi, vendere 7464 copie è un traguardo ENORME, per non dire impossibile, visto che in genere è già tanto se la prima tiratura raggiunge le 3000 copie. L'editore in questione, ho fatto notare alla persona che mi ha scritto, non ha neanche una rete di distribuzione così capillare, e per farle capire meglio, non un solo libro della sua casa editrice era sugli scaffali delle librerie della mia città (ce ne sono diverse). Da qui la domanda: come fai a vendere 7464 copie se io non riesco a trovarti nei negozi?
Semplice non ce la fai. Ma al tuo "editore" che importa di non vendere? Sei tu che hai pagato.
Quindi, sull'editoria a pagamento la mia opinione è piuttosto netta: non è editoria, è stampa su commissione. Tanto vale che vada io stessa dal tipografo e mi faccia stampare 100 copie da vendere porta a porta, e tenendomi i diritti del MIO lavoro.
Già, perché firmando un contratto si cedono i diritti (ma questo è un argomento di cui parlerò più avanti, in un post specifico).
Io mi faccio una domanda: che valore ha il mio lavoro per un editore che fa pagare ME per stamparlo? Che credibilità ho come autore? Ma l'editore mi vuole perché crede nelle mie capacità di scrittura o perché apro il portafoglio al posto suo?
L'editoria a pagamento funziona così: spara nel mucchio tra gli esordienti, proponendo un contratto per fare il salto, spesso mettendo l'autore davanti a una scadenza del tipo "Sai, abbiamo fretta, dovresti darci una risposta entro domani". L'autore, privato del tempo per ragionare a freddo, entusiasta dell'aver ricevuto finalmente una proposta editoriale, firma. E paga.
Sempre questa persona, chiedendo chiarimenti all'editore in seguito alla nostra conversazione si è sentita dire "Ah, se spera di pubblicare con editori più grandi, si prepari a pagare anche di più".
E' una tattica: spaventare per spingervi a firmare quel benedetto contratto (e cacciare i soldi).
Vi ricordate la mitica Vanna Marchi nazionale e il maestro di vita do Nascimento? Quelli che urlavano alle persone che telefonavano che se non pagavano, il malocchio non gli andava via? Ecco, ci siamo capiti.
Qualcuno dirà: parli bene tu, il tuo editore è Newton Compton!
Sì, è vero, Avanzini non chiede un euro ai suoi autori, investe e si spacca di marketing per fare arrivare i romanzi della sua casa editrice anche su Marte e spero che la linea rimanga sempre questa.
Ma anche io ho ricevuto una proposta editoriale da una casa editrice a pagamento, tempo addietro, e l'ho rifiutata. Volevano 3000 euro, io non li avevo, ai miei genitori non li avrei chiesti e su quel contratto c'erano troppe cose che non mi convincevano. E poi era una casa editrice che non si trovava in nessuna libreria, al che mi sono detta: io pago perché i miei libri rimangano in un magazzino? Non può funzionare.
Tutto questo per dirvi che GLI EDITORI SERI NON CHIEDONO SOLDI AGLI AUTORI, piuttosto, se sono case editrici piccole e con poche risorse economiche, punteranno su pochi autori, ma lo faranno sempre investendo, non chiedendo contributi.
Mi raccomando, se e quando vi arrivasse una proposta editoriale dietro richiesta di contributo economico... rimettetevi in tasca la penna. Non è Felicia Kingsley a dirvelo, è una amica.



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