Sarà il nostro piccolo segreto...


Questa che sto per raccontarvi è una storia che ho conservato per me per anni. Quindici anni.
No, sedici. 
Ammazza, come vola il tempo!
Andiamo indietro, ai tempi delle superiori, con precisione al terzo anno.
Il 14 febbraio era alle porte e per me si prospettava un altro San Valentino di magra.
Nessun ragazzo all'orizzonte, nessun corteggiatore, nessun ammiratore sospetto, niente di niente.
Quando hai sedici anni, San Valentino non è mica una robina così, da prendere sotto gamba: ricevere dei fiori a scuola fa la differenza, può darti un boost alla reputazione per almeno un paio di settimane.
Una specie di upgrade sociale.
Non avete idea di quanto mi senta scema adesso, a ripensarci, ma invecchiando si diventa più saggi (dicono).
Fatto sta che, dalle medie guardavo, ogni benedetto San Valentino, mie compagne ricevere ricchi premi e cotillon mentre io ero quella che aveva nello zaino il tubetto di Baci Perugina che il papà mi aveva preso al bar.
In parole povere, nessuno mi si cagava mai e anche quell'anno non sarebbe stato diverso.
Tranne che per una cosa.
Ero appena uscita dallo "Sparkle Jones bootcamp" (chi ha letto Stronze si nasce capirà) e in quell'anno di (finta) amicizia avevo imparato da lei cose che non mi appartenevano. 
L'anno prima, lei aveva ricevuto un plateale mazzo di rose rosse che aveva suscitato invidia e ammirazione in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Mittente: anonimo.
Nella mia ingenuità, al pomeriggio le ho chiesto se avesse idea di chi poteva essere lo spasimante.
Lei mi ha confessato che se le era mandate da sola.


Quello è stato il momento in cui ho capito che lei era un bluff, ma non per questo non dovevo raccogliere il suo insegnamento. Dopotutto, aveva funzionato.
In breve, il 13 febbraio ho mandato in missione mia madre dal fioraio, le ho fatto comprare una rosa rossa (vorrei farvi notare la mia modestia: io mi sono mandata una rosa di numero, non tutto il cazzo di vivaio coltivato in Brasile e fatto arrivare in una cella frigorifera mediante nave cargo come La Stronza), con l'istruzione di farmela recapitare a scuola il giorno successivo, dotata solo di biglietto in bianco.
Ebbene, il mattino dopo, durante la quarta ora (c'era latino, se non sbaglio), la bidella Rosa (anche il nome, un presagio) ha bussato alla porta della nostra classe annunciando che c'è una rosa per me.
In classe è calato lo sconcerto (no, ma grazie della stima), seguito da stupore e brusio vario; ho ritirato il mio fiore e all'uscita ho varcato i cancelli manco fossi il Papa che dà la benedizione Pasquale urbi et orbi dal balcone.
MA LA STORIA NON FINISCE QUI (anche perchè, altrimenti, non ci sarebbe la morale).
Quel pomeriggio il mio cellulare è stato tempestato di messaggi di gente che voleva sapere chi mi aveva mandato la rosa (eeeee, delfini curiosi, sapeste...).
Ora, la cosa aveva dell'incredibile non tanto perchè fossi un cesso a pedali (e non lo ero, ero normale nella media. Non Claudia Schiffer, ma manco Mariangela Fantozzi), ma piuttosto perchè ero una cosidetta suora.
Le suore non sono popolari in terza liceo, non lo erano sedici anni fa e credo che le cose siano ancora così.
Però, sapete cosa è successo? Che andare a sera, a casa, mi sono arrivati ben TRE (lo scrivo in maiuscolo, nel caso qualcuno avesse dubbi) mazzi di rose.
E con mittenti dichiarati. Sto giro, io non ci avevo messo lo zampino.
Lì ho capito una cosa: I MASCHI SONO PECORE, DOVE VA UNA, TUTTE LE ALTRE LA SEGUONO (e pure questa, mi sa che l'ho scritta in Stronze si nasce).
In breve, questa è la catena di ragionamento che seguono gli uomini modello base: se una ragazza non è popolare, non vale la pena corteggiarla, perché nessuno vuole quello che non vogliono neanche gli altri e, nel malaugurato caso che ti piaccia una ragazza non popolare, te lo tieni per te.
Se invece vedi che la ragazza che ti piace, piace anche a qualcun altro, allora è come se ci fosse un tacito "tana libera tutti" per manifestare il proprio apprezzamento senza essere etichettati come degli sfigati.
Mah, roba ancestrale, questioni del regno animale del sistema alpha-branco.
Insomma, la mia rosa pilotata ha fatto sì che ben tre miei corteggiatori (che neanche sapevo di avere) fossero usciti dalla loro tana.
Sedici anni dopo, ho solo una parola per voi: VIGLIACCHI!


Quindi, donne, cosa abbiamo imparato da questa storia? 
CHE I FIORI, MEGLIO CHE CE LI COMPRIAMO DA SOLE!

E che i Baci Perugina del papà ci saranno sempre. 

Commenti

  1. Ora mi sento una STRONZA, per che ho ricevuto una rosa e i baci perugina da papà e non l'ho neanche ringraziato.
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