Self-publishing: un editor serve proprio?


Potremmo concludere questo articolo con 2 sillabe: sì.

Lo so, sono dura, la mia risposta non piacerà a tanti ma la verità è una sola: il romanzo va editato prima della pubblicazione. SEMPRE. E da un professionista, aggiungerei.

"Ah, ma io ho fatto il controllo ortografico con Word", sento già rispondere. Meno male, dico io, il controllo ortografico con Word è il minimo. La brutta notizia è che correggere l'ortografia  non vuol dire editare un testo.

"No, ma l'ho riletto/L'ho fatto leggere a un mio amico che a scuola era bravo in italiano". No, nemmeno questo vuol dire che il testo è editato.

Innanzitutto l'editor non è solo una persona brava in italiano (competenza che comunque dovrebbe possedere anche lo scrittore), è una persona esperta in editoria quindi analizza il romanzo non solo dal punto di vista della correttezza formale ma a trecentosessanta gradi, dalla struttura della storia, alla coerenza dei personaggi, agli effetti che loro o le loro azioni possono sortire sui lettori, ai meccanismi narrativi... tutte cose che, ve lo assicuro, un autore non può fare da solo.

Un editor che dopo aver letto il vostro romanzo vi dice: "Bello, ottimo lavoro, perfetto", senza farvi critiche, non è un buon editor. L'editor deve trovare tutti gli aghi nel vostro pagliaio. Un buon segno di editing fatto come dio comanda è se, dopo aver letto la mail dell'editor o averci parlato al telefono, piangete.

Un editor degno del suo nome vi darà tante di quelle correzioni strutturali che vi porteranno a riscrivere il vostro romanzo. Di che correzioni parlo: inizio lento (se l'azione parte al capitolo 6, vuol dire che abbiamo 5 capitoli di troppo), personaggi sbiellati (che dicono cose o compiono azioni non in linea con la loro caratterizzazione), personaggi o capitoli di troppo (che vanno tolti), finali che non chiudono tutti i cerchi e lasciano il lettore spaesato, dialoghi stereotipati e artefatti, voci narranti troppo simili tra loro o non convincenti (esempio: nei romanzi con doppio PoV, spesso i capitoli narrati dal pov di lui hanno voce e pensieri femminili, quindi il personaggio non è credibile), salti temporali confusionari etc. Tutte cose che, vi assicuro, l'autore non è capace di vedere (ma è normale, nessuno può editare sé stesso).

Molte persone evitano di rivolgersi a un editor proprio perché sono spaventate all'idea di dover rimettere mano al proprio lavoro... ma amici, Manzoni ha riscritto i Promessi Sposi tre volte! Se lui ha avuto l'umiltà di chinare la testa e lavorare, direi che noi non possiamo essere da meno.

Un romanzo non editato spesso è pieno di ingenuità che a un certo punto nauseano il lettore e noi non vogliamo correre il rischio che la nostra storia venga abbandonata a metà, giusto? Ecco, per evitare questo, dobbiamo passare il nostro lavoro sotto al microscopio dell'editor.

L'editor professionista, a meno che non lavoriate con una casa editrice, costa. Questa è un'altra brutta notizia, ma sono profondamente convinta di una cosa: pubblicare un romanzo è come programmare un viaggio. Se vuoi andare a New York, bisogna mettere da parte i soldi necessari per andare a NY. Se invece ci va bene Lido dei Preti, allora ci basta un budget ridotto.

Quindi se partiamo con l'aspettativa di vedere il nostro romanzo in testa alle classifiche, magari adocchiato da una grande CE, e raggiungere migliaia di lettori (ossia NY), dobbiamo pubblicare un prodotto che sia il più qualitativamente alto possibile. Questo include una spesa di editing, correzione, impaginazione e cover professionale. 

Se invece non ci interessano gli ambiziosi motivi di cui sopra, ma vogliamo pubblicare così, per gioco. come va va, e anche se i romanzo rimane dimenticato nell'etere non è un problema, allora possiamo anche tagliare sulle spese e fare tutto home made.

Dipende sempre da dove si vuole provare ad arrivare. 

E non dobbiamo essere autori spocchiosi, ossi rifiutare le note dell'editor in blocco, al grido di "Non capisci la mia arte, il romanzo è perfetto così", peggio di un autore che non edita, c'è solo un autore arrogante che non accetta suggerimenti.



Commenti

  1. Far guardare il testo da qualcuno che ha fatto l'editor prima di provare a fare il sel publishing vale? Calcolando le miriadi di critiche e suggerimenti sono contenta...magari è un modo per farsi notare dalle Case editrici e anche qui mi permetto di dire che ogni tanto qualche refuso lo ho trovato anche in libri guardati da gente del mestiere, ma capita. Non me la sento di condannare il self publishing avendolo sfruttato, ma conviene affidarsi a chi di editing se ne intende veramente ed essere aperti a critiche e suggerimenti, almeno questo è il mio parere

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    1. Se è una persona che ha fatto l'editor a livello professionale, certo che vale.
      Questione refusi: non sono responsabilità dell'editor, bensì del correttore.
      Esempio errore del correttore di bozze: domani tonno a casa.
      Esempio di errore di editing: il protagonista dice di essere nato a luglio, ma dopo tre capitoli, festeggia il suo compleanno a dicembre.
      Errore formale (correttore) vs errore di contenuto (editor).

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  2. Sono d'accordo, sì! Pubblicare un libro, che sia con un editore o in self, significa darsi da fare e essere consapevoli che alcune cose l'autore, da solo, non può farle. Non credo sia necessaria una casa editrice, perché alcune l'editing lo fanno a malapena, ma sicuramente ci devono essere persone intorno che sanno cosa fare e come farlo, altrimenti ne viene fuori un prodotto che non sempre funziona.

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