Il nostro primo capitolo - La novella di Summer e Blake (SCHERZAVO! QUESTO è L'EPILOGO)


Scherzavo. Questo è l’epilogo.
Sedici anni dopo

Blake

Irrompo in soggiorno interrompendo la rimpatriata di Summer ed Emma Rae, sedute sul divano a chiacchierare, con un bicchiere di vino rosso in mano.
Quando Emma Rae viene a trovarci a Sag Harbor, il salotto diventa area off-limits per me, mentre loro si godono la serata tra donne. Ma stasera ho una buona ragione per interromperle.
«Blake, tesoro, hai bisogno?», mi domanda mia moglie, allertata dal mio broncio.
«Sì. Veronica non è ancora tornata!», annuncio piantando i pugni sui fianchi.
Lei guarda l’orologio e fa spallucce. «Sono solo le undici e dieci».
«Sbagliato!», esclamo. «Sono già le undici e dieci. Le avevamo detto di tornare alle undici!».
«Vedrai che starà rientrando», cerca di rassicurarmi lei.
«Oh, e non fare il genitore palloso!», salta su Emma Rae. «Non ti si addice. E non fare quella faccia che ti vengono le rughe».
«Ma che ne sai tu di fare il genitore? Tua figlia ha tre tate! A undici anni!».
«Dico solo che non è da te. Comunque complimenti, più invecchi più diventi figo. Devi essere fatto della stessa pasta di David Beckham».
«Vedi, Emma Rae, non sono io che porto bene i miei anni, sei tu che ti sei sposata con un uomo che ne ha il doppio dei tuoi», la punzecchio.
Il rumore di ruote sulla ghiaia del vialetto mi mette in allerta e mi precipito alla porta per sbirciare da dietro i vetri.
«È arrivata?», mi domanda Summer.
«Sì».
«Visto? Non c’era bisogno di essere apprensivo. È una brava ragazza, devi fidarti di lei».
«È di lui che non mi fido», mugugno.
«Lui, chi?», chiede quella pettegola di Emma Rae.
«Veronica ha conosciuto un ragazzo», le spiega Summer.
«Non mi piace!», puntualizzo. Lo vedo scendere dall’auto, abbracciare mia figlia e… LA STA BACIANDO! STA BACIANDO LA MIA BAMBINA! «Summer! Vieni qui a vedere! Subito».
«Cosa?», domanda scocciata raggiungendomi.
Io la tiro per il braccio per farle vedere la scena. «Quel criminale! La sta baciando».
Lei, invece di chiamare a raccolta le forze armate, mi allontana dalla porta. «Lasciale la sua privacy. Ha sedici anni ormai!».
«Ma l’hai visto? Capelli lunghi, vestito come un evaso e pieno di tatuaggi!», protesto.
Summer mi lancia una lunga occhiata, scrutandomi da capo a piedi. «Sembra che, quanto a gusti, Veronica abbia preso da me».
Colpito e affondato.
Rivoglio la mia bambina, quella a cui raccontare le favole e dormire nel suo lettino, con le ginocchia in gola, per difenderla dal mostro nell’armadio. Veronica mi ha rubato il cuore da quando l’ho presa in braccio la prima volta: è il ritratto di Summer.
«Comunque mi sono informata, tesoro», dice mia moglie in tono pratico. «Peter Eames è un ragazzo a posto, ha l’aria sgangherata, ma chi non ce l’aveva a sedici anni?»
«Un momento», dico con una punta di panico. «Peter Eames?»
«Sì, è il ragazzo che frequenta Veronica».
«Eames, come Simon Eames?», domando.
«Ecco… Peter Eames, figlio di Simon Eames», risponde lei, confermando i miei peggiori terrori.
«Mi stai dicendo che mia figlia scambia fluidi corporei con il frutto dei lombi di Simon Eames?!». Ma prima che possa aggiungere altro, dal piano di sotto arriva il rumore assordante di una schitarrata. «Cosa diavolo è stato?!».
«Sarà stato Michael. È nel seminterrato con i suoi amici».
«E le amiche di Veronica in piscina di giorno, e gli amici di Michael giù in taverna di notte. Questa casa non è un albergo!», protesto imboccando le scale per andare al piano di sotto. «Quando torno, ne riparliamo!».
Quando i ragazzi sono diventati grandi, reclamando più spazio personale, abbiamo trasformato lo scantinato della casa a Sag-Harbor nella loro sala hobby con il risultato che Michael riusciamo a vederlo solo ore-pasti.
Busso ed entro senza aspettare una risposta, trovando mio figlio e due suoi amici stravaccati sul divano, con lo stereo a palla.
«È quasi mezzanotte», gli faccio notare, abbassando il volume tra le loro proteste. Il mio naso coglie una familiare nota acre e dolciastra nell’aria. Troppo familiare. «Fuori le canne!», dico risoluto.
«Ma, pa’, di cosa parli?». Michael prova a guardarmi con gli occhi da finto innocente. Non ci provare, quella faccia l’ho inventata io!
«Lo sento benissimo questo odore e so cos’è. Michael, hai tre secondi per darmi la roba. Se me la dai tu, la punizione sarà molto più leggera che non se la trovo io», dico tendendo la mano verso di lui.
Michael e i suoi amici si scambiano un’occhiata complice e dopo qualche minuto di meditazione, si decide ad allungarmi due spinelli ancora interi e uno mezzo fumato.
«Come ci è arrivata questa roba, qui?», domando risoluto.
«Me le ha date zio Dwight!».
Dwight, come ho fatto a non arrivarci. Il lupo avrà anche perso il pelo, ma quanto al vizio…
«Michael, apri le orecchie e ascolta bene: non si fumano canne in questa cazzo di casa!».
Fare i genitori è difficile, non si hanno mai abbastanza occhi.
Mi sembra ieri che io e Summer eravamo alla clinica a Los Angeles e ci dicevano che aspettavamo due gemelli. Con Veronica e Michael abbiamo vissuto tutte le montagne russe emotive possibili.
La gioia e lo spavento dell’attesa, il terrificante trovarci in quattro da un giorno all’altro, le notti insonni a cambiare uno e allattare l’altro, riscoprirci bambini a giocare con loro ai cubi, sentirli chiamarci mamma e papà - sì, la prima volta ho pianto - tenerli per le manine mentre muovevano i primi passi, spingerli sulla bici e poi incerottagli le sbucciature, dormire insieme nel lettone con i temporali, svegliarci la mattina dopo tutti ammalati perché Veronica aveva il raffreddore e ce l’aveva attaccato.
C’è stato un momento in cui io ho rallentato con la scrittura, poi quello in cui Summer ha messo in pausa Hollywood, ci siamo fatti spazio a vicenda e siamo cresciuti insieme. Tutti e quattro. Ma la mia vita non potrebbe essere meglio di così.
Quando torno di sopra, Emma Rae è già andata via e io trovo Summer in camera, che si spoglia per mettersi a letto. Sedici anni e due figli dopo, la guardo e continuo a ringraziare Dio per lo yoga.
Le sventolo davanti le canne che ho sequestrato a Michael. «Dwight», dico telegrafico, sapendo che capirà.
Lei sospira e scuote la testa. «Dobbiamo perquisirlo prima di farlo entrare in casa».
«A volte mi domando se essere padre di due gemelli non sia la legge del contrappasso che sto pagando in vita».
«Be’, pensa che tra due anni Veronica e Michael andranno al college».
«Di già?», domando sorpreso sdraiandomi accanto a Summer.
«Sì, di già», sospira lei. «E ti confesso che la cosa mi spaventa un po’».
«Perché?»
«Ho paura di non ricordarmi più come si sta in due».
«Ma non saremo in due». La attiro contro di me, nel mio abbraccio, la sua testa sul mio petto. «Saremo noi due».

Commenti

  1. Dopo aver riletto Due cuori in affitto, ho completato con questa Novella, che dire, Blake lo si ama sempre più!

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  2. Creattivamentelisa16 aprile 2020 22:45

    Grazie per questi nuovi capitoli... Ho riassaporato, anche se per poco tempo visto che li ho letti tutti uno dopo l'altro, la magia che Summer e Blake ci avevano fatto vivere in "Due cuori in affitto" che ad oggi considero il miglior libro rosa che abbia mai letto.

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  3. Ho aspettato tanto per finire questa storia, forse perché un po' impaurita di lasciarli andare. Blake e Summer sono entrati nel mio cuore e stanno ancora li in affitto, ( sloggiare Blake è impossibile). Oggi ho finito di rileggere il romanzo e poi la fine. Questa non poteva essere fine migliore. E Blake poi, come papà premuroso è una cosa stupenda. Penso che non ne avrò mai abbastanza continuando a rileggere la loro meravigliosa storia d'amore. Chiudo contenta con il sorriso ancora sulle labbra e il cuore ancora colmo del loro grande amore. Grazie Felicia per regalarci storie così. <3

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