Il nostro primo capitolo - La novella di Summer e Blake (cap.1)




Blake e Summer…

Li abbiamo lasciati quella notte di Capodanno, abbracciati sul tappeto davanti al camino della casa negli Hamptons, ma cosa è successo dopo che abbiamo chiuso la porta e li abbiamo lasciati soli?
Dove sono andati a vivere?
Che ne è stato di Dwight?
E di Emma Rae?
Ti farò dare una sbirciata dal buco della serratura nel loro futuro, nel loro primo capitolo da coppia, aprendo anche qualche sipario sui loro scorci di vita quotidiana, sperando di farti compagnia ancora un po’.

Capitolo 46
Capitolo 1

«Tu ti rendi conto della vastità…».
«Se stai per finire questa frase come credo che la finirai, ti prego, Blake, non farlo», lo anticipo restituendo il bicchiere vuoto alla hostess e richiudendo il tavolino ribaltabile contro il sedile davanti a me.
«… Della vastità del mio amore per te. Pensi sempre male, Summer, fammi finire le frasi, lasciati stupire ogni tanto dallo spessore dei miei pensieri».
«Fai di me una ragazza felice, quanto è vasto il tuo amore?»
«Non so, fai tu, sto venendo in California per stare con te fino alla fine delle riprese. Io, in California».
«Non sai quanto lo apprezzo».
«E non mi sono nemmeno lamentato di queste scomodissime poltrone della turistica… Tanto valeva farsi il volo seduti sulla tazza del cesso. Potevi farteli prenotare due posti in prima, tanto paga Larson».
«Non voglio pesare sulla produzione», gli spiego. «Dirigo la serie da neanche un mese, non mi sembra il caso di pretendere un trattamento da diva».
«Be’, dovresti, così fai vedere a tutti chi comanda».
«La prima classe è da megalomani, ma se farai il bravo, per il ritorno chiederò di prenotarmi due posti in business, contento?»
«Le mie ginocchia ti ringraziano».
«Ho molto a cuore le tue ginocchia. Comunque, stiamo sorvolando l’Arizona, sopporta ancora un’ora», lo informo nella speranza di sedare le sue lamentele. Questi scrittori bestseller hanno un sacco di pretese.
«Un’ ora, eh?», domanda come se non fossi stata abbastanza chiara.
«Sì, un’ora», ripeto, stappando un evidenziatore con i denti e sottolineando una scena del copione che secondo me è da rivedere.
«Ho un’idea per renderla più sopportabile», ribatte con quel tono di voce che fa vibrare l’elastico delle mutande. «Ed è un’idea che credo potrebbe piacere anche a te», mi sussurra all’orecchio, sfiorando il mio lobo con la punta della lingua, facendomi rabbrividire al punto che mi cade il tappo dell’evidenziatore dalle labbra.
«Blake…», provo a farlo desistere senza troppa convinzione.
«Anzi», insiste, stavolta scendendo con la bocca sul mio collo. È finita, raziocinio completamente andato. «Sono sicuro che potrebbe piacerti anche più di quanto piacerebbe a me».
E senza aggiungere altro, Blake si alza e con la testa mi fa cenno di raggiungerlo nel bagno in coda all’aereo.
Questo mi ricorda quella sua intervista con le palette “L’ho fatto/non l’ho fatto” che avevo visto su YouTube. Signori e signore, ecco a voi Blake Avery, il re del sesso ad alta quota.
Guidata dall’istinto (e dall’adrenalina), abbandono copione ed evidenziatori sul suo sedile vuoto e, con quella che credo sia un’aria colpevolissima, mi affretto per lo stretto corridoio fino al bagno, dove busso con discrezione e lui, con nessunissima discrezione, mi tira dentro.
Richiude la porta e mi ci spinge contro, soffocando il mio gridolino di sorpresa con un bacio, mentre con le mani mi solleva contro di lui, stretta nella sua presa saldissima.
Il bagno è microscopico, c’è a malapena il posto per una persona in piedi, ma lui sembra che non sia mai stato così comodo.
«Devo confessarti una cosa», sospiro mentre Blake mi alza la gonna in vita. «Questa è la mia prima volta: non l’ho mai fatto in aereo». Invece, so per certo che lui è Mr Mile High Club.
«Allora, sarà il caso che te la faccia ricordare», mormora contro la mia pelle. «Io invece non l’ho mai fatto in Arizona».
«In che senso?»
«Che l’Arizona mi manca. Ho fatto sesso in trentadue dei cinquanta stati degli Stati Uniti. Oggi, con l’Arizona, sono a trentatré».
«La stiamo sorvolando, non vale», obietto abbassandogli la zip dei jeans.
«Lo spazio aereo conta come conquista territoriale, ti assicuro che vale», obietta serissimo. «Trentatré. Però, adesso che ci penso, ho dei dubbi sull’Arkansas… o era l’Oklahoma? Del Tennessee sono sicuro», medita come se stesse elencando i Sette Nani e gliene mancasse uno. «Fanculo!», sbotta tuffandosi famelico sul mio seno, con la mano che strattona la mia camicia al punto da far staccare un bottone. «Vorrà dire che li rifaremo tutti daccapo!».
«Sembra una cosa… lunga», ansimo mentre lo sento entrare, regalandomi quell’estasi del nostro primo contatto alla quale non mi abituerò mai.
«Oh, sì, molto. E quando avremo finito di fare l’amore in tutti gli stati da Est a Ovest, ricominceremo ancora da Ovest a Est, isole comprese».
«Sì», gemo sottovoce ondeggiando il bacino per seguirlo.
«Hawaii».
«Sìì».
«Montana».
«Sììì». I miei mugolii si fanno sempre affannosi quanto gli affondi di Blake più intensi. Mi piace in piedi. Molto.
«Texas».
«Sì, il Texas, sì».
«Dakota».
«Nord o Sud?»
«Tutte e due, cazzo».
«Sì, tutte e due, Blake, ancora».
«Minnesota».
«Sììì».
«Alabama, Pennsylvania».
«Sììììì».
«Ohio».
«Ohiooooooo», ripeto con il corpo che va a fuoco. «Oh… Ah… Iohh».
Toc, toc, toc…
«Missisi…». Tappo la bocca a Blake.
Toc, toc, toc. Qualcuno, da fuori, sta bussando.
«Ehm, ehm», tossicchia una voce ovattata di donna. «Il comandante ha acceso il segnale di allacciare le cinture. Tutti i passeggeri devono tornare ai propri posti e prepararsi all’atterraggio».
«Sì… ehm», rispondo con la voce rotta e un formicolio infernale incipiente al basso ventre.
«Illinois», bisbiglia Blake al mio orecchio assestando un ultimo colpo deciso.
«Io… vengo!».


Mercoledì pubblicherò il secondo capitolo, stay tuned!

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